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JEAN PIGOZZI: I SELFIE CHE DIVENTANO ARTE

La storia dell’uomo che ha anticipato l’arte dell’autoscatto. Il suo primo libro, Me & Co. ,la racconta attraverso la fotografia. Dal 1972 al 2017, ha scattato con celebrità famose in tutto il mondo senza essere un vip.

Non più fotografare, ma fotografarsi. È questa la rivoluzione compiuta da Jean Pigozzi. Fotografo, collezionista d’arte e uomo d’affari, è oggi anche autore. Me & Co. è il titolo del suo primo libro in uscita il 26 marzo per Damiani.

Tra libri da leggere e libri da ascoltare, Me & Co è invece tutto da sfogliare con gli occhi. Più di 40 autoscatti intrappolati da una Leica, lo ritraggono sorridente affianco a celebrità note in tutto il mondo. Lady Gaga, Mick Jagger, Andy Warhol, Steve Martin, John Belushi sono solo alcune delle star che compaiono nel libro.
Alcuni a colori e altri in bianco e nero, sono la testimonianza che il selfie è tutt’altro che un fenomeno figlio dei nostri giorni. La sua origine è molto più antica e secondo molti porta il nome di Jean Pigozzi: è lui il pioniere della selfie-mania.
Ruotare l’obiettivo e puntarlo su sé stessi. Oggi è la normalità; per gli anni 70 fu un’idea rivoluzionaria. Eppure, come spesso accade, si fa rivoluzione senza sapere di stare cambiando le cose. E forse neanche Pigozzi si è accorto della sua straordinaria potenzialità. Un tempo noto come “autoscatto”, il meccanismo è quello del selfie così come lo intendiamo oggi.

La brutta luce, i doppi menti, il rischio di venire mossi è rimasto lo stesso.

“Fare di necessità virtù”. Lo sentiamo dire spesso e Pigozzi non sembra esserselo fatto dire due volte. Dislessico fin da bambino, aveva difficoltà a leggere quello che scriveva. “Decisi di tenere un diario visuale, fatto di fotografie”, dichiara l’artista. “Oggi ho una memoria visiva incredibile. Non ricordo i nomi delle strade, ma anche dopo vent'anni potrei dirti se un soggetto in foto si trovava a destra o a sinistra di un albero".

Ed è così che nasce la sua passione per gli scatti. Foto spontanee e poco pensate che diventano dei veri e propri pezzi unici.

Ero un fotografo pigro. Non ho mai voluto fare foto belle. Non ero un paparazzo” precisa Pigozzi “ma amavo incontrare gli artisti”. Figlio del fondatore della Simca, Enrico Pigozzi, le occasioni di certo non gli mancavano. I leggendari pool party organizzati nella sua villa in Costa Azzurra fanno da sfondo a molti dei suoi selfie. “La piscina è la mia sorellina, ci ho passato tutta la vita. La progettò Ettore Sottsass, un anno dopo la mia nascita. È sempre stata piena di gente, continuo la tradizione avviata dai miei genitori. Una volta all'anno, durante il Festival di Cannes, dò un party, poi molti amici vengono a trovarmi in estate" afferma Jean.

Ma il primo selfie scattato da Pigozzi ha un altro sfondo. Era il 1973, aveva 20 anni e frequentava l’Università di Harvard. Venuta per ritirare il premio “Donna dell’Anno”, incontra Faye Dunaway.

Permette una foto?” , “cheese” e la foto è fatta. Ed è proprio quella che, 45 anni dopo, apre il suo primo libro.

Neanche personalità provocatorie come Maurizio Cattelan e Sergio Leoni, pittori come David Hockney, attori come Clint Eastwood e Sharon Stone hanno resistito al carisma di Jean. Aveva l’aria del ragazzo simpatico e brillante e questo gli è stato sicuramente d’aiuto. Eppure c’è stato chi ha detto “no” al “selfie king”. Patti Smith è una di loro. La vicinanza all’obiettivo, la fugacità dello scatto, il flash puntato sugli occhi non garantivano sempre risultati eccellenti. E per alcune star questa incertezza era un problema. Ad oggi, sembra proprio essere la spontaneità degli scatti ad aver reso l’arte di Pigozzi così apprezzata. Espressioni di stupore, gioia, sorpresa, volti tagliati dall’inquadratura, sguardi impreparati allo scatto, occhi chiusi, facce buffe: Me & Co. è una raccolta di frammenti di vita.

In uscita a breve, per Pigozzi la sua opera non è completa. “Alla mia collezione mancano Bob Dylan e Stanley Kubrick, due dei miei più grandi rammarichi”.